Innanzitutto un libero pensiero: è bello sapere che nessuno ti legge perchè in fondo non si sente quell'obbligo di dover scrivere per forza qualcosa a cadenze temporali più o meno fisse; si scrive solo quando si ha voglia e/o tempo. Meglio così. Nemmeno conviene poi pubblicizzare chissà quanto questo blog.. Meglio lasciarlo un piccolo angolo intatto di paradiso.
Detto questo, andiamo a noi (noi inteso come plurale maiestatis!)
Mi domandavo se è destino dell'italiano medio avere come governante un "reggente temporaneo" dedito soprattutto all'insulto e allo sminuimento dello governato stesso.
Mi spiego meglio: in principio fu Silvio che definì gli italiani "coglioni" (solo quelli però che avrebbero avuto l'ardire di votare la sinistra, sinistra di che non si sa comunque!); poi venne Renatino che al popolo italico diede del bamboccione e del fannullone; ora ci sono i "nuovi" tecnici che hanno ben pensato di non abbandonare il solco già solcato e quindi si son lanciati in epiteti quali: sfigati, mammoni e monotoni.
E' così difficile governare, per quello che oggi significa, senza insultare i governati? Che colpa abbiamo noi, figli di un cognome che non apre nessuna porta, se la nostra unica colpa è appunto quella di portare un cognome che non apre nessuna porta?
In fondo è facile non essere sfigati o mammoni se si è figli di un dio maggiore, in grado di aprire qualsiasi tipo di porta, anche quelle del paradiso. E' facile trovare il giusto lavoro se ad offrirtelo sono gli amici di famiglia. E' davvero monotono avere il posto fisso se ne hai 4 o 5, tra incarichi, cariche e scariche. Peccato però che non tutti possono vantare nel proprio curriculum un cognome universale per ogni tipo di porta o citofono. Peccato che oggi, bene che può finire ad una persona, è trovare un posto di lavoro precario. Quale posto fisso?
E' un'era vigliacca la nostra! Non c'è dubbio. Non c'è riconoscenza per un popolo ignorante e analfabeta, affamato e assetato, che senza nulla chiederti e senza nulla pretendere, ti pone sul trono del potere.
Un popolo di bestie strane: pecoroni che si beccano tra loro come i capponi di Renzo e attorno gli uccellacci di Pasolini a guardare e sghignazzare. Strani essere insomma!
E' chiaro che ogni cane ha il padrone che si merita.. o ogni padrone ha il cane che si merita??
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