martedì 22 novembre 2011

De Lavoro (prima parte)

Uno dei grandi problemi dell'Italia e, a parer mio, della società capitalista moderna, è il lavoro. O meglio, la mancanza di nuovo lavoro per chi man mano entra nel mercato del lavoro, appunto.
Ora, una delle contraddizioni che pervade il mercato del lavoro è quella che il lavoro viene offerto solo ed esclusivamente ai lavoratori ma con contratto a progetto o stagisti. Quindi, si tratta solo di rapporti lavorativi a termine e per brevi periodi. Tre o sei mesi.
Alla scadenza il lavoratore viene licenziato. O meglio, non viene confermato, salvo poi essere richiamato poco tempo dopo con un nuovo contratto a termine; o salvo chiamare un altro lavoratore e offrirgli sempre il solito contratto a termine.
Caratteristica principale del contratto a termine: livello basso di retribuzione (addirittura lo stage è gratuito).
Pro per il datore di lavoro: disponibilità del lavoratore e minima spesa alla voce "forza lavoro"; pochi contributi da versare e ottimo rapporto produzione/salario.
Contro per il lavoratore: precarietà del posto di lavoro e instabilità delle più essenziali qualità di vita.

E allora, a chi conviene prendere un lavoratore con un contratto a tempo indeterminato o comunque per un lasso di tempi più lungo di 6 mesi?
Nessun datore di lavoro, a queste condizioni, andrebbe contro i propri interessi e vantaggi (salvo le dovute eccezioni).
Come se ne esce?
Io una prima soluzione, piuttosto semplice e (forse) economicamente fattibile, ce l'avrei: prevedere un maggiore costo del lavoro a termine rispetto al contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Io ammetterei un breve periodo di apprendistato ma al tempo stesso poi prevederei l'obbligo per il datore di lavoro di assumere quel lavoratore/stagista che ha risposto bene alla prova; in caso contrario, e solo per determinati motivi di estrema gravità, quali (insubordinazione grave, assenteismo, incompatibilità con le mansioni affidate) può essere concessa un'altra prova di apprendistato ma ad altro lavoratore, visto che il primo si era rivelato non adatto.
Quindi, prevedendo un maggiore costo per i lavoratori a termine rispetto a quelli a tempo indeterminato, i datori di lavoro sarebbero costretti a dare stabilità ai lavoratori per ottenerne convenienza.
Domanda: cosa ostacola ciò?

martedì 15 novembre 2011

Contraddizioni italiche: il popolo padano

Il primo vero post di questo blog lo dedico ad una delle tante contraddizioni che regnano in Italia: la Lega Nord e il popolino padano.
Mi spiego meglio.
Credo che già l'esaltazione di un popolino nel definirsi un popolo autonomo all'interno di uno Stato unitario e sovrano, sia indice di schizofrenia, pazzia e una buona dose di disconnessione dalla realtà.
Se a questo poi si aggiunge la ormai ventennale autodeterminazione padana nel farsi prendere in giro (per non essere volgare uso questo termine) dai loro stessi rappresentanti politici, allora si rasenta l'assurdo, si cade a piè uniti nella contraddizione.
Da vent'anni ormai, infatti, siedono sugli scranni di Palazzo Montecitorio e di Palazzo Madama, orde di gente padana, che si professa padana, col il loro bel fazzoletto verde, la camicia verde, le calze verdi, le mutande verdi e, alcuni, gli occhi verdi, che al grido Padania Libera! Roma Ladrona, prendono per il c(bip!) i loro stessi elettori perchè essi con Roma Ladrona ci campano, prendono i loro lauti stipendi e non fanno nulla, proprio nulla, per perseguire gli ideali (irreali) della Lega.
Da vent'anni parlano di secessione, di Parlamento della Padania.. In quest'ultimo governo Berlusconi poi si è addirittura giunti alla propaganda dei ministeri dislocati a Monza e dei professori del Nord che hanno diritto di prelazione sulle cattedre disponibili al Nord; salvo poi non concretizzare nulla (per fortuna direi, così l'Italia almeno conserva una parvenza di nazione seria!); e la gente continua a votarli.
E continua a votarli nonostante il leader della Lega Nord, Bossi, con la politica ci campa da una vita e ha dato una sistemazione a tutta la sua famiglia: moglie, fratelli, cugini e figli.
Ad esempio, il figlio di Umberto, agli annali Renzo (Trota per gli amici) è stato fatto eleggere nel consiglio della Regione Lombardia, con uno stipendio annuo netto di circa €150.000,00... E pensare che il Trota ha dovuto ripetere per 3 volte la maturità in una scuola privata.. Si vede che si era affezionato ai professori!
Ebbene, il popolino padano continua a votare questa gente che poi usa questi voti per trovare sistemazione per famiglia e affini.
Non è una contraddizione questa?
E che dire della politica in generale italiana che permette a questi signori padani di essere per un verso onorevoli, senatori o ministri della Repubblica Italiana e per altro e contemporaneo verso urlare nei comizi e nelle sagre popolane: Padania Libera, Secessione e Roma Ladrona?
Nulla, meglio non dire nulla, altrimenti potrei correre il rischio di compiere un reato: vilipendio allo Stato e alle sue cariche istituzionali.
Povera patria, cantava Franco Battiato..

domenica 13 novembre 2011

Primo post

L'idea di questo blog, l'ennesimo di tanti altri milioni di blog sparsi in tutta la rete, nasce dal fatto che quando mi trovo davanti ad un telegiornale o ad una tribuna politica in tv, o ancora davanti ad una trasmissione televisiva di approfondimento politico-sociale, e sento parlare politici e politicanti su come il mondo e su come il mondo invece dovrebbe andare, ecco, in queste situazioni, anch'io vorrei dire la mia; anch'io ho idee per affrontare i problemi, ho anch'io le mie chiavi di lettura.
Chiaramente, ho soluzioni e chiavi di lettura di uno spettatore terzo, di chi sta fuori e dal di fuori guarda, e così può pensare a strumenti e misure semplici, forse logiche, di sicuro non dottrinali e neanche dottrinate.
In fondo sono pur semplice un semplice ragazzo, con degli studi universitari alle spalle e un pallino: perchè la politica non puà tornare a essere quella che fu in passato? E cioè, perchè non può davvero fare il bene di molti, quasi di tutti, piuttosto che perseguire solo il bene di pochi?
Per chiudere, se potessi essere Presidente per un mese, io qualcosa la farei. In futuro li scriverò, senza tanta regolarità; così, come viene, come permette il tempo..